Agenas: pronto soccorso Cardarelli maglia nera d'Italia
Secondo l'Agenzia nazionale per i sevrizi sanitari regionali il 12% dei pazienti del Cardarelli è costretto ad attendere circa 48 ore su una barella

Entrare in un pronto soccorso napoletano vuol dire non sapere quando se ne uscirà e, soprattutto, quando si verrà curati. Basti pensare che secondo l'Agenas, l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, ha stimato che il 12% dei pazienti del Cardarelli è costretto ad attendere in Obi circa 48 ore su una barella. Un dato che consegna al primo ospedale partenopeo la maglia nera d'Italia.
La situazione non è meglio negli altri pronto soccorso. Troppi accessi e poco personale. I motivi del sovraffollamento potrebbero essere sintetizzati in questo modo. Ma il quadro è più complesso. In città ci sono sei pronto soccorso a cui si aggiunge il servizio di emergenza pediatrica del Santobono. Ma di questi, solo due sono Dea di secondo livello, cioè strutture complesse capaci di trattare anche patologie più gravi: il Cardarelli e l'Ospedale del Mare.
Due ospedali per due milioni di cittadini
Cardarelli e Ospedale del Mare sono stati strutturati per un certo numero di accessi: "Hanno una capacità media di 70-80 posti letto - spiega Antimo Morlando, segretario della Funzione pubblica di Cgil - Invece devono servire una città da un milione di abitanti. Si trovano a fronteggiare 150-160 accessi al giorno. In alcuni momenti dell'anno, come nel boom dell'influenza stagionale, arriviamo anche a 300 al giorno". A fronte di questo assalto, il personale è esiguo: "L'equipe è composta, in entrambi gli ospedali, da circa 15 infermieri, 4 medici per turno e 7/8 operatori socio-sanitari. Oggettivamente troppo pochi. Voglio ricordare che abbiamo centinaia di professionisti parcheggiati nelle graduatorie in attesa di chiamata".
Ma in queste due strutture convergono anche cittadini che vengono da altre parti della provincia e della regione. Il motivo lo spiega Carlo Spirito, avvocato di Federconsumatori Campania: "L'Asl Napoli 3 Sud non ha un Dea di secondo livello, così per cose più complesse un altro milione di cittadini si riversa sull'Ospedale del Mare, situato al confine con l'Asl Napoli 1.
Una delle motivazioni spesso date dalle istituzioni regionali e sanitarie per giustificare l'affollamento e le lunghe attese è che i napoletani fanno ricorso alla rete di emergenza ospedaliera anche quando non serve. I dati Agenas, pubblicati a fine novembre, smentiscono questa narrazione: “Le percentuali di accessi in pronto soccorso per codici verdi o bianchi - prosegue Spirito - è inferiore a Napoli e in Campania rispetto al resto d'Italia: 42% a fronte del 61%. Le istituzioni preferiscono dare la colpa ai cittadini piuttosto che alle proprie mancanze.”

I pronto soccorso chiusi e mai più aperti
A peggiorare la situazione ci ha pensato il Covid che ha sottratto alla rete di emergenza due strutture: Il Loreto Mare e il San Giovanni Bosco. Entrambi sono diventati Covid-Hospital nel periodo più duro della pandemia, con la promessa da parte di Vincenzo De Luca e Ciro Verdoliva, direttore generale dell'Asl Napoli 1, di una riapertura immediata passata l'emergenza.
"Invece, non hanno mai più aperto - afferma Paolo Fierro, medico e vicepresidente di Medicina democratica - La motivazione che ci hanno dato è che il personale che prima era impiegato in queste due strutture adesso non c'è. Come se si fosse volatilizzato". Qualcosa si era mosso nei mesi scorsi, con Verdoliva che aveva annunciato la riapertura del San Giovanni Bosco entro maggio 2024. Parole cadute nel vuoto e che non hanno mai avuto un seguito.
Il mistero dei Policlinici
"Il vero scandalo - prosegue Paolo Fierro - è che a differenza di quanto avviene in tutte le città italiane, i policlinici universitari di Napoli non hanno un pronto soccorso". Il vicepresidente di Medicina democratica si riferisce alle strutture gestite da Federico II e Università Vanvitelli, situate nella zona ospedaliera e in piazza Miraglia, nel centro storico di Napoli. Sono anni che si attende il loro ingresso nella rete di emergenza.
La Regione Campania ha inserito da tempo i due atenei nel piano ospedaliero e la scorsa primavera la Federico II ha siglato il protocollo, ma non ha ancora terminato i lavori. Della Vanvitelli non c'è traccia: "Eppure - afferma ancora Fierro - la Vanvitelli ha anche realizzato i nuovi locali, li vediamo illuminati tutte le sere. Il fatto che non entrino in funzione ha il sapore della truffa". Nel giugno del 2021, fu l'ex direttore del Policlinico vanvitelliano ad annunciare l'apertura del pronto soccorso entro la fine di quell'anno. Ne sono passati altri tre e nulla si è mosso.
Mancano duemila posti letto
Secondo Federconsumatori, tra i posti letto ospedalieri accreditati e quelli realmente disponibili c'è una differenza di 2mila unità: "Lo dicono sempre i dati Agenas - sostiene l'avvocato Carlo Spirito - Sulle carte ne sono dichiarati 18mila e, invece, ne risultano solo 16mila. A mancare sono i posti nelle strutture pubbliche. Per questo motivo, poi, arriviamo ai sovraffollamenti. Inoltre, nessun ospedale della regione ha una strategia di emergenza per il sovraffollamento e anche quella sarebbe obbligatoria per legge".
L'ultima trovata del ministero, avallata dalla Regione, sarebbe il ricorso a infermieri indiani: "E' difficile comprendere perché ci sia il posto per chiamare professionisti dall'india e non per scorrere le graduatorie che sono lì da anni" conclude Antimo Morlando.