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Cristiano Giuntoli e Thiago Motta
Cristiano Giuntoli e Thiago Motta

Se c’è una cosa che la premiata ditta Giuntoli-Thiago Motta è riuscita a fare brillantemente è la riabilitazione del lavoro di Max Allegri, cacciato come il peggiore dei nemici in nome di ideali rivoluzionari e aristocratici insieme, da gauche caviar.

Sì, perché così come Allegri è stato dipinto quale principale sciagura delle ultime Juventus, così, allo stesso modo, la premiata ditta, con lo sponsor incessante di giornali e media amici, non ha dovuto scontare lo scrutinio dell’opinione pubblica in nome di un salvacondotto genetico e indiscutibile.

Motta-Giuntoli: il fallimento delle idee

Thiago Motta e Giuntoli hanno confezionato una stagione che, per continuità di prestazioni e risultati, rappresenta il fallimento delle loro idee.
La scelta dell’allenatore resta ancora oggi il principale elemento di dubbio sulla effettiva capacità del direttore sportivo toscano.

A Napoli, Giuntoli non aveva mai scelto un allenatore, materia presidenziale in re ipsa, sino a quando, nell’autunno del 2019 si mise in testa di cacciare Ancelotti per prendere Gattuso; al di fuori di una narrazione che oggi si è sgonfiata (fortunatamente), il tenore delle scelte quando si tratta di prendere un allenatore si conferma il tallone d’Achille di un buon manager, forse anche spiazzato dall’assenza di contrappesi societari.

Thiago Motta è stato un allenatore semplicemente inadeguato a guidare una grande squadra; l’alterigia con la quale si è posto nei confronti di tutti, idolatrato da colonne importanti dell’informazione nazionale, è tutta nella pretesa, icaresca, di dominare tutto, ignorando la natura beffarda del Dio del calcio.
Una gestione che, infarcita da formazioni fantasiose, non ha dato, ed è incredibile per la rosa a disposizione, alcun punto fermo; Kephren Thuram, di gran lunga il miglior giocatore della stagione, escluso praticamente una partita sí e l’altra no, è il simbolo di un approccio al calcio che, semplicemente, se ne frega dei risultati.

Per Thiago Motta, educatore di una dottrina che pur sforzandoci non riusciamo a comprendere, l’11 titolare è l’occasione per affermare la propria identità, costi quel che costi. Un allenatore che sembra disinteressato a portare a casa i punti, quasi un inutile orpello rispetto al vasto programma di rivoluzionare il calcio attraverso scelte che, più che geniali, appaiono cervellotiche e, senz’altro, infruttuose.

Giuntoli ha investito tutto il credito guadagnatosi sul campo, lui che fu strappato dal Napoli campione d’Italia con tanto di assegno staccato a De Laurentiis, su un allenatore che non solo professa liberamente l’abiura del bonipertismo, ma che, inseguendo una libellula in un prato, ha offerto innate doti di situazionismo più che una guida sicura.

La Juventus e quell’improvvisa rivalutazione di Max Allegri

Ed è qui che torna in gioco Allegri: non in quanto allenatore le cui idee erano quasi ridotte ad una banalizzazione estrema e fuori dal tempo, ma in quanto professionista. Lo scorso anno è stato mandato via tra gli osanna, dipinto come il male assoluto, quando aveva svolto il suo ruolo di punto di riferimento in una società in crisi, persasi nelle carte bollate. E quella Coppa Italia vinta era stata celebrata quasi con scherno dai sacerdoti del nuovo corso.

Oggi, dopo che la Juventus si è fatta cacciare fuori da Empoli, in Coppa Italia, e soprattutto dal Psv in Champions, la figura del tecnico toscano appare rinfrancata rispetto alla faciloneria con la quale il suo successore era stato accolto; e d’un tratto i problemi che Motta avrebbe dovuto trasformare in opportunità (Vlahovic, Locatelli, Yildiz) sembrano essere le prove schiaccianti del fallimento, non tanto sportivo (per il momento la striscia di risultati positivi in campionato li tiene dentro da favoriti nella volata champions) ma di narrazione che ha accompagnato l’avvicendamento.

Allegri contro Giuntoli

Le parole di Giuntoli di oggi, che confermano Motta, ricordano maliziosamente quelle della scorsa primavera, quando furono rilasciate dichiarazioni di stima nei confronti di Allegri; l’epilogo potrebbe non essere lo stesso.
Giuntoli ha fatto all-in su Motta; ed è difficile immaginare che possa saltare la panchina senza scossoni anche dietro le scrivanie della Continassa. Come direbbe qualcuno, Simul stabunt, simul cadent. E allora non sembra da escludere un clamoroso ribaltone, anche dirigenziale. Sarebbe il terzo addio anticipato di un ex Napoli, dopo quelli di Sarri e Higuain. E forse, considerati i milioni mal investiti, le cessioni sanguinose (cfr Kean e Danilo) ed i risultati sportivi, quello più rovinoso per un club che pare aver perso la bussola.
Intanto, a Livorno, ieri sera han sentito stappare…


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