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Romelu Lukaku ai tempi dello scudetto dell’Inter
Romelu Lukaku ai tempi dello scudetto dell’Inter

Romelu Lukaku, attaccante del Napoli, ha rilasciato un’intervista al Corriere dello Sport.

Lukaku sul suo stile di gioco
 

È un gioco di adattamenti, qui in Italia la preparazione della partita è molto più importante che da altre parti. E questo rende tutto più interessante... Prima di conoscere Conte odiavo farlo. Cosa odiavo fare?

Giocare spalle alla porta. Al Chelsea lui fu molto chiaro: “Se non migliori questo aspetto non puoi giocare con me”. Zero alternative. Lo devo ringraziare perché quello che era il mio punto debole si è trasformato in una qualità. Così segno di meno?Non credo, la strada giusta per arrivare in porta si trova sempre. Adesso giochiamo con due punte, ma fino a poco tempo fa ero in mezzo da solo. Io cerco sempre di essere dominante, se sono dominante il gol lo faccio e comunque aiuto i compagni negli inserimenti". 
 
Romelu, le tue ultime estati sono state singolari, assurde: prima sballottato tra il Chelsea, l’Inter, l’Arabia, i progetti della Juve e infine la Roma. E poi tra il Chelsea, di nuovo i sauditi e il Napoli. Ricordo in particolare l’impegno di Giovanni Manna per portarti a Torino da Allegri... 
"La prima volta non ero solo, fuori dal progetto del Chelsea c’erano anche Aubameyang e Ziyech. Ci facevano cambiare nello spogliatoio delle giovanili. Aspettavamo per settimane, rinunciando a numerose opzioni. L’estate scorsa sapevo che sarei venuto a Napoli".  
 
Ma la trattativa è stata ugualmente lunga e brodosa. 
"Questo è il business. Il club dice non ti voglio più e decide quando e spesso anche dove finirai. Ma se sei tu a volertene andare, e per ragioni serie, non hai la possibilità di farlo. Ti portano all’ultimo, ti sfiniscono. Le società hanno rapporti con la stampa e ci vuole poco per mettere in difficoltà il giocatore, per far passare l’immagine sbagliata. Credimi, ho visto cose che mai avrei pensato di vedere. Un giorno vorrei chiarire tutti questi aspetti ai più giovani, spiegando chi lavora per loro e chi contro". 
 
Quando ho chiesto a Conte che tipo è Lukaku mi ha risposto “tre volte top”. Un altro allenatore non è stato altrettanto entusiasta, immagino che avrai capito di chi si tratta. 
"Penso di aver capito". 
 
È successo qualcosa fra te e Mourinho, a Roma? 
"Assolutamente no. José... José è un vincente, l’ho avuto due volte, prima a Manchester e poi alla Roma. Qualcosa è accaduto tra lui e non so chi e non volevo mettermi in mezzo. Di José non parlerò mai male, alla Roma non aveva una squadra top, ma è andato fino in fondo. Gli auguro sempre il meglio, anche in Turchia sta facendo cose fantastiche". 

 

Lukaku sul suo peso forma

”In Inghilterra avevano una percezione sbagliata. Per loro ero lazy, pigro. E io non ho mai reagito agli attacchi, alle critiche. Parlo pochissimo, lascio fare. Sono uno che fa il suo lavoro e poi va a casa dai figli. In Italia il giudizio si è capovolto di 180 gradi. Io un lavoratore.

Antonio Conte, attore protagonista di questo Napoli (IA)
Antonio Conte, attore protagonista di questo Napoli (IA)

Nei giorni scorsi ho rivisto alcune immagini dell’anno dello scudetto interista e devo dire che avevi lo stesso fisico di oggi.
«Ora sono meglio di allora. All’Inter ero centouno chili, qui a Napoli novantanove. Ma il mio peso forma è centodue. Novantanove, e non so perché».

A Napoli non è semplice dimagrire.
«Alla mattina non mangio mai, seguo una dieta ferrea».

Hai detto che del Napoli ti piace soprattutto il fatto di rappresentare un popolo intero.
«È davvero stimolante, qui a Napoli tutto mi riporta alla squadra, alla passione. Il magazziniere tifa Napoli, il cuoco e gli impiegati anche. L’energia che la gente trasmette è incredibile». 
 
Con l’Inter hai avuto un rapporto di amore e odio.

”Io non ho mai odiato l’Inter, mai. Se qualcuno ha parlato, soprattutto in quel periodo, quel qualcuno non ero io”.

Lo scudetto te lo giochi proprio con lui.

«E con l’Atalanta e la Juve, che è a meno sei»

Farai l’allenatore, dopo?

«No, ma chiuderò all’Anderlecht, la squadra del cuore, l’ho promesso a mio figlio che gioca lì».

 


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