Politano ad Empoli è il nuovo Mertens a Crotone: un falso storico
La nuova manipolazione intellettuale del giornalismo sportivo in Italia

"Mi sembra che negli ultimi giorni ci sia una grandissima manipolazione intellettuale."
Finisce così una delle più famose frasi pronunciate da colui che viene considerato - quasi a furor di popolo nerazzurro - il miglior allenatore della storia dell'Inter - Jose Mourinho - non tanto per il gioco espresso, quanto per la memorabile impresa del Triplete.
Ecco, già questo ci sembra un punto interessante: l'allenatore che ha ottenuto il successo più clamoroso della storia di un club ha come frase più simbolica a rappresentare quel suo periodo non una che celebra la vittoria, quanto invece una denuncia: la denuncia di un sistema, mediatico più che politico, che soggiaceva al calcio italiano. Quella che leggete in cima a questo articolo difatti altro non è che la conclusione della famosa sentenza sulla “prostituzione intellettuale" evidenziata dall'allenatore portoghese. che vedeva come principali accusati i mass media, rei di fare il classico “due pesi, due misure” a seconda della convenienza.

Il gioco di prestigio dei manipolatori
Partiamo da qui, perché è curioso, lo ribadiamo, che coloro che per decenni hanno detto che i pozzi del calcio sono avvelenati adesso sono i primi a dire che invece c'è purezza, al massimo qualche errore dovuto ad incapacità qui e là, a diverse visioni del gioco, “è che gli arbitri sono scarsi, capito?” oppure “questi due casi sono simili, non scherziamo, questi altri due no” mettendo insieme le mele con le pere oppure affermando che due mele sono due frutti diversi perché di provenienza differente.
Così, grazie a questa manipolazione intellettuale - siamo più indulgenti di Josè, non vogliamo fare torto alle prostitute - succede che vengano paragonati due casi completamente diversi: uno, Politano ad Empoli, in cui l'offendente ha la disponibilità del pallone e il difendente prova a toglierglielo senza mai toccare la sfera e andando invece a toccare (con gambe e sulle gambe, non con il piede sopra il piede) l'avversario, ed un altro in cui nessuno dei due contendenti ha il possesso della palla, e una parte del corpo di uno tocca la parte del corpo dell'altro, senza che ci sia oggettiva chiarezza su chi davvero offenda l'altro (è la caviglia di Dumfries che sposta il piede di Anguissa o viceversa?).
Succede che il messaggio di Antonio Conte, che arriva dopo una serie di errori contro il Napoli: rigore negato a Di Lorenzo contro il Monza, rigore negato a Politano contro il Lecce, rigore negato a Kvara contro il Como, venga completamente distorto e fatto passare come “uno che vuole tirare acqua al proprio mulino” che è solo una parziale verità: certo che Antonio Conte vuole difendere il proprio operato e la propria squadra, ma lo fa argomentando, portando dei fatti. Il protocollo è solo il mezzo per sollevare la questione, usato dopo aver visto per settimane la propria squadra danneggiata più volte; due sono le strade, se ci si vuol ribellare: o si cambiano gli uomini al comando o si cambia la procedura. Lui ha indicato la seconda.
Succede che la squadra che per decenni ha urlato, in ogni suo esponente, che c'era del veleno nel Calcio nostrano, improvvisamente - toh - quando finalmente si è ritrovata a primeggiare, ha scoperto che il calcio è imperfetto, ma immacolato.
Succede che sedicenti tifosi/giornalisti - sì, tifosi, alcuni di essi mandati anche in giro per l'Europa a fare figure barbine in conferenze stampa, altri invece indossano il vestito buono nei salotti televisivi - spammino notizie di rigori inventati (il mani di Oliveira è un capolavoro di cinema che non vale nemmeno la pena di debunkare per quanto sia ovvia la dinamica), di deferimenti sulla base di nulla (Conte non ha attaccato persone ma una metodologia) oppure fanno gli spiritosi parlando di applicazione del regolamento; addirittura c'è chi si erge a paladino dell'Empoli di turno: “Al povero Empoli nessuno ci pensa” scrive compiaciuto qualche novello Robin Hood, cercando di aumentare la propria aura democristiana, e richiamando casi passati o trapassati come termine di paragone sempre e solo a seconda della propria convenienza.
Tutti dimenticano l'elemento basilare: non c'era alcun fallo! E perché lo dimenticano? Semplice: agiscono così unicamente per manipolare la realtà. La stessa realtà che prima invece vedevano come unica spiegazione di alcuni accadimenti.
Non sono prostitute, lo ribadiamo, sono manipolatori. Ti mostrano un fallo e ti dicono dieci, cento, mille, volte che non lo è. O il contrario. Ti dicono che non si sono mai lamentati, quando lo hanno fatto dieci, cento, mille volte.
Adesso la linea comune è “Conte vuole vincere lo scudetto, per questo afferma ciò che afferma. Ah, ah, quanto è furbetto Conte, ma noi non ci caschiamo”.
Politano ad Empoli è diventato il nuovo Mertens a Crotone (altro falso storico).
Confondono il dito con la luna. Ti ripetono così tante volte il fine di Conte che ti fanno dimenticare gli argomenti che ha portato, gli argomenti non esistono. Non importa che effettivamente quel rigore non c'è in nessun regolamento, no, conta come e chi ha usato quell'evento per spiegare l'accaduto. Conta mischiare tutti i casi in un solo calderone.
Insomma, hanno abilità elevata, quasi dei prestigiatori, per quanto sappiano nascondere il coniglio nel cilindro o spacciarlo per ciò che non è. Oppure non ne hanno affatto, ne basta uno che agisce in un modo e poi tutti gli altri fanno da carta copiativa, da gregge. Di pecore, o di Agnelli, tanto per non dimenticare chi è stato padrone e maestro di questo genere di strategia.
La vecchia regola del Gattopardo
Chi scrive ha sempre mantenuto la stessa linea: il calcio è sempre stato un gioco di potere, almeno in Italia, ed il potere è sempre stato nelle mani delle tre squadre del Nord che se lo contendono e, a turno, lo detengono. Il gioco è semplice perché così, a turno, i loro rappresentanti ed il relativo codazzo di giornalisti, possono recitare la parte della vittima o del “vincente che passa sopra le volgari accuse” a seconda del momento storico.
Siamo semplicemente assistendo al sequel dei decenni precedenti. O al remake.
È il calcio. Un gioco bellissimo, un paradiso regnato da Agnelli, Bisce e Diavoli, ma commentato da prostitute.
Ultima nota. la sensazione più strisciante e spiacevole è che il VAR abbia avuto un periodo preciso in cui abbia funzionato bene: i primi sei mesi di vita, nella stagione 2017-18, quando era ancora “puro”. Dopo, e oggi più che mai, è uno strumento da utilizzare, bene o male, a seconda della convenienza e senza mai avere in mente il fine ultimo: preservare il gioco, non i centri di potere.
Ecco, sulla parola preservare, caro Josè, vorremmo chiudere. Ricordando a te e a chi legge che anche in questo le prostitute sono meglio di certi manipolatori, perché loro, almeno, pretendono che il preservativo lo si metta sempre, per il loro bene e quello del cliente.