Napoli Inter, Conte Inzaghi: lo scudetto è guerra di nervi
Tra i due, Antonio è il maestro. L'Inter non credeva di dover lottare così tanto. La mente può essere un fattore decisivo. Gasperini permettendo.

L'aspetto mentale. Quello bisognava vedere e quello si è visto. Il Napoli ha giocato dopo l'Inter che ha vinto una partita incredibile. Sotto di 2 reti, l'ha ribaltata.
Il Napoli non si è disunito, anzi. Ha giocato una partita importante sempre con quel maledetto braccino, però. Troppi pochi gol rispetto alla incredibile mole di occasioni create. Ma al di là del risultato finale di Napoli - Fiorentina, era la tenuta mentale a preoccupare.
Giocare dopo i diretti concorrenti che hanno vinto una gara che sembrava andare su un binario terribile per loro. Tante, troppe volte il Napoli non è riuscito a ribaltare questo tipo di situazione. Inutile fare corsi e ricorsi storici. Sono impressi nella mente.
Ma la gara delle 15, vinta dal Napoli, è andata nel verso giusto e soprattutto ha dimostrato un fattore importante: il Napoli c'è. E c'è dentro così tanto che l'Inter piano piano sta perdendo convinzione e pezzi. Più il Napoli è alle calcagna degli uomini di Simone Inzaghi, più loro hanno difficoltà a battere anche compagini nettamente inferiori, con un dispendio di energie non programmate.
La sensazione è che i nerazzurri non pensavano di avere un avversario pronto a tutto, affamato, concentrato, battagliero. E soprattutto si son resi conto in corso d'opera che forse la loro panchina è stata nettamente sopravvalutata. Perché un conto è avere Chalanoglu, un conto Asslani, tanto per citare un singolo ruolo.
Antonio Conte è la garanzia di questa lotta scudetto.
Poco, ma sicuro. Al di là delle preferenze di gioco, dei cambi, delle conferenze stampa, il salentino rispetto a Inzaghi sa propio come si fa. È proprio in quell'aspetto che Conte è chiamato a fare la differenza.
Stanarli. Far tremare la terra sotto i loro piedi. Stancarli mentalmente. Tra Conte ed Inzaghi, continuasse così, sarebbe l'ex Lazio a cadere per primo. Lo dice la storia dell'attuale tecnico napoletano. Gasperini permettendo.