Lukaku: la bocca da fuoco di un Napoli rinato in attacco

Il Mattino in edicola fa il punto sull' attacco del Napoli, che ieri ha ben figurato ad Udine segnando tre reti.

Cosa scrive il Mattino
Il capocannoniere della squadra, il funambolo brasiliano e il leone camerunense dal cuore d’oro che graffia, ruggisce e chiude i conti in terra friulana. In tre parole: Lukaku, Neres ed Anguissa. È la premiata ditta del Napoli capace di rimontare l’iniziale svantaggio al Bluenergy Stadium e gettarsi alle spalle il doppio ko subito con la Lazio nel giro di tre giorni. È la fabbrica del gol azzurra. Big-Rom ha suonato la carica anche ad Udine, mettendo in mostra tutte le sue caratteristiche.
LA SENTENZA
Per quasi un tempo, il belga ha faticato a liberarsi dalla marcatura asfissiante di Bijol, ma alla prima occasione si è rivelato letale. Sopratutto se lanciato in profondità e se chiamato ad un duello rusticano con un difensore della sua stazza. Chiedere informazioni a Giannetti che ha provato ad arginare la corsa del numero 11 azzurro salvo poi trovarsi «asfaltato» a terra per assistere inerme al sinistro vincente dell’attaccante del Napoli. Una sentenza, insomma. Per Big Rom si tratta del sesto sigillo con la maglia azzurra che vale anche il «titolo» di capocannoniere della squadra (ha staccato Kvara che è fermo a quota 5). Non solo. Lukaku fin qui si è distinto anche per il numero di assist tra coppa e campionato: 5, tanti quanti Neres. Già, proprio il brasiliano che ieri non ha fatto rimpiangere Kvaratskhelia. L’ex Benfica si è preso la scena con i pezzi migliori del suo repertorio fatto di sprint, accelerazioni e dribbling. Anche in questo caso la vittima sacrificale è stata Giannetti che, nel tentativo di neutralizzare una sua conclusione (al termine di un’azione devastante del numero 7), ha spedito il pallone nella propria porta. «Sono molto felice per avere aiutato la squadra alla vittoria - ha detto a caldo David - ma la cosa più importante è aver conquistato i tre punti». Il brasiliano sembra incontentabile e tradisce una natura da perfezionista. «Nel primo tempo potevamo fare un pochino meglio. Non credo che questa mia partita possa essere una svolta per quanto mi riguarda, ma voglio farmi trovare sempre pronto quando vengo chiamato in causa». Chiaro il riferimento al ruolo di alter ego di Kvara. Poco importa. Ciò che conta è il collettivo. La premiata ditta azzurra ieri ha portato la firma di Anguissa che ha calato il tris chiudendo i conti in Friuli.
RIMONTA E DEDICA
Il centrocampista camerunense sembra uno specialista nelle rimonte: la rete di ieri è la seconda stagionale dopo quella realizzata con il Parma al Maradona che sancì la remuntada contro i ducali. C’è di più. Anguissa ha dedicato la rete al piccolo Daniele, tifossissimo del Napoli, mostrando alle telecamere il nome del bambino scritto sul polsino: «Forza Daniele». Zambo ha poi svelato la metamorfosi degli azzurri. «Conte negli spogliatoi ci ha fatto capire che siamo una grande squadra e che dovevamo fare tutti quanti di più. Ci abbiamo provato ed abbiamo vinto. È importante pure capire che anche quando prendiamo gol, possiamo segnarne uno, due o tre e vincere comunque la partita». Detto, fatto. Guai però a strappare ad Anguissa la parola scudetto o chiedergli della corsa sulla capolista Atalanta. «Dobbiamo solo dimostrare che siamo una grande squadra e giocare partita per partita - ha tuonato Zambo - Non vogliamo e non dobbiamo pensare all’Atalanta come a nessuna altra squadra. Pensiamo solo a noi stessi e poi alla fine tireremo le somme. Siamo concentrati solo su di noi. Solo noi». Parole da leader. E quando si parla di leader ecco che scende in campo il capitano, Giovanni Di Lorenzo. «Era importante ripartire - ha detto -Siamo felici per aver vinto su un campo difficile e contro una squadra come l’Udinese sempre ostica da affrontare». Di Lorenzo svela anche un retroscena. «Certamente la ripresa è stata molto più positiva, siamo entrati in campo con un altro spirito e l’abbiamo ribaltata. Ma anche nel primo abbiamo fatto una buona gara. Personalmente ero convinto che col passare dei minuti saremmo tornati in partita e così è stato».