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Giovanni Manna
Giovanni Manna

Dipende ancora dal Napoli. È paradossale, visto che il team di Antonio Conte è secondo in classifica. Ma avrà sabato alle 18 il big match contro l'Inter al Maradona. Naturalmente pensare che Lukaku e soci possano inanellare 12 vittorie di fila per la matematica vittoria è utopia. Soprattutto visto il trend, di basso livello, dell'ultimo mese.

Tre pareggi e una sconfitta in 4 gare sono pochissima cosa per una squadra che ha delle velleità importanti. Tutti sono stati messi in discussione, al di là degli schieramenti e delle divisioni ormai ataviche in città. Il tecnico Conte, reo di aver cambiato strategia di comunicazione dal 31 gennaio dando la sensazione di essere nervoso, non credere più nel progetto e di non aver sfruttato adeguatamente la rosa a disposizione.

Del presidente Aurelio De Laurentiis, colpevole di non aver sostituito bene il partente Kvicha Kvaratskhelia e il Ds Giovanni Manna, che si è assunto ogni tipo di responsabilità per il mercato di riparazione. Probabile che la verità sia nel mezzo, o meglio ancora che appartiene a tutti.

Conte ha sopravvalutato la gestione Kvaratskhelia, come da lui stesso candidamente ammesso, così come Manna ha perso troppo tempo dietro a profili fattibili, come detto da lui stesso nella ormai famosa conferenza post mercato.

Di De Laurentiis sapremo più avanti, quando e se parlerà di questi mesi. Anche perché c'è il futuro da programmare, ed il futuro è parallelo, e forse più importante, del risultato finale di questo campionato.

Cosa faranno il Napoli e Antonio Conte?

Antonio Conte e Aurelio De Laurentiis
Antonio Conte e Aurelio De Laurentiis

Cosa faranno il Napoli ed Antonio Conte? Continueranno insieme per costruire un Napoli ancora più forte oppure le strade si separeranno?

Domande che iniziano a essere inflazionate, complice la mancata risposta dello stesso tecnico a domanda diretta nella conferenza stampa pre Como. Dovesse restare, cosa che ad oggi è sicuramente più certa visto il triennale firmato lo scorso giugno, dovrà lavorare per un Napoli si più forte, ma senza dubbio alcuno più giovane.

È cosa nota che l'età media dei partenopei è altissima, tra le più alte del panorama europeo ed in evidente controtendenza con i canoni imposti da 20 anni dalla politica societaria. Giovani e forti, atleti dai 22 ai 24 anni dalle chiare caratteristiche, futuribili e che troveranno molto spazio con le 3 competizioni.

Il lavoro da fare sarà enorme, con una quantità di acquisti che si avvicina alla decina di unità. Conte non potrà naturalmente pretendere tutti già affermati. Basterebbe fare una semplice moltiplicazione per capire quanti milioni di euro dovranno essere investiti in soli cartellini. 

Non dovesse restare invece, cosa che ad oggi è meno fattibile della sua permanenza, il Napoli dovrà fare il doppio del lavoro. Perché oltre ai citati acquisti (con cessioni di esuberi o di chi poco ha visto il campo) il Napoli dovrà vedere cosa fare di Romelu Lukaku, vista la fedeltà a Conte, ma anche con Anguissa, Di Lorenzo, rimasti a Napoli perché espressamente voluti dal tecnico salentino. Oltre ovviamente alla ricerca di un nuovo allenatore che significherà nuovo inizio di un nuovo progetto.

Giovanni Manna è l'uomo del mondo di mezzo

Giovanni Manna

In tutto questo tourbillon di ipotesi e relativi scenari, la lancetta dei secondi è rappresentata da Giovanni Manna, che in un caso o nell'altro, sarà tenuto a fare gli straordinari e dimostrarsi più rapace in sede di mercato. Dovrà portare nomi, strategie, piani B, C e forse pure D.

Dovrà stare nel mezzo tra De Laurentiis e Conte. Dovrà convincere i due che quel profilo è più adatto al futuro di questo club rispetto ad un altro, seppur più pronto. La cosa certa è che il patron rispetta molto Manna. Lo stima. Difende la scelta come forse raramente ha fatto in passato. Forse una volta sola, con Cristiano Giuntoli, così ripetutamente. 

E chissà che non ne esca un grande DS un domani non troppo lontano. La speranza è quella. Manna da oggi (da un mese in realtà) è tenuto a fare gli straordinari, ad anticipare tutti, ad azzannare metaforicamente le sue prede, ad essere un rapace.

A creare una fitta rete di rapporti in ogni angolo d'Europa. Oggi va così, sennò si resta al palo. In questa metamorfosi, o meglio tragitto lungo, le parti devono aiutare. 

Lo deve fare De Laurentiis (come ha fatto ad agosto scorso quando senza soldi di Osimhen ha rilanciato di più di 100 milioni per Neres, Mctominay, Gilmour e Lukaku negli ultimi giorni) e lo deve fare anche Antonio Conte, magari aiutandolo di più in conferenza per lanciare un messaggio di unione societaria. Un messaggio sottolineando il lavoro del ds. Così fa un manager che ha a cuore la macchina aziendale.


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