La strategia di Conte e del Napoli si valuta alla fine
Antonio Conte rinuncia alla Coppa Italia per puntare tutto sullo scudetto: strategia vincente o rischio calcolato? Scopri il dibattito dietro questa scelta.

Vi prego non cadiamo nel tranello. È giusto criticare un approccio così delicato e leggero alla Coppa Italia. Perché ieri mordente e mentalità sono apparse subito latitare negli undici scelti per andare in campo dal primo minuto.
La paternità dell’uscita dalla Coppa ha un nome e cognome, è palese: Antonio Conte. Ma questa uscita è figlia di una strategia che, nel rimuovere ogni potenziale ramo secco e distrazione/impedimento, ha dichiarato, se ancora ce ne fosse bisogno, l’ambizione di lottare seriamente per lo scudetto.
Il doppio standard delle critiche alla Coppa Italia e i ricordi del passato
Il vociare di fondo si meraviglia, ovviamente in maniera strumentale e per tirare acqua al proprio mulino, che Babbo Natale non esista: e, cioè, che la Coppa Italia non è un obiettivo di un club che mira prima di tutto al consolidamento economico della Champions, mancata clamorosamente lo scorso anno, continuando a coltivare il progetto di prima antagonista per la vittoria dello scudetto.
La Coppa Italia non interessava quando, con cammini in discesa, si usciva con la Cremonese; così come non interessò la qualificazione agli ottavi di Champions con Sarri, nell’anno dei 91 punti.
Più volte lo stesso De Laurentiis ha professato la sostanziale subalternità di tutto ciò che non è Champions (quindi profitto) rispetto al campionato.
Oggi che Conte forza la mano e appalesa al mondo intero il suo obiettivo primario, cioè l’intero piatto al primo tentativo, schiere di cherubini scandalizzati vibrano i fiati dell’indignazione collettiva per un oltraggio senza appello, così come si aspetta il figlio ritardatario all’una di notte vicino alla porta.
Non ricordo, ma forse perché ero in viaggio di nozze, la costernazione dopo l’ultima eliminazione - 4-0 in casa col Frosinone - nè altrettanti j’accuse dopo i ripetuti schiaffi presi lo scorso anno. Ricordo anche la benevolenza nei ritratti di Garcia, rappresentato come un visionario illuminista e invece rivelatosi meno che un reietto, ancora e probabilmente per sempre fuori dal mondo del calcio.
Antonio Conte: realismo strategico e gioco psicologico sugli avversari
Nessuno si è accorto che dopo aver di fatto gettato nel panico il mondo Juventus dopo le conferenze pre e post match, dalle quali un Thiago Motta finto baldanzoso è uscito con le ossa rotte, Conte ha scelto il suo avversario da qui alla fine. E lo sta stuzzicando, toccandolo sui punti deboli e costruendo le condizioni psicologiche e ambientali perché ogni partita dell’Inter diventi una potenziale trappola.
Fa gioco, per assurdo, forzare la mano sulla profondità della rosa nerazzurra e, di contro, sulla limitatezza (sia pure forzata) di quella del Napoli; fa gioco vedere i nerazzurri impelagati in Champions, Supercoppa e recupero con la Fiorentina nelle forche caudine di gennaio/febbraio, alle quali va aggiunta proprio la Coppa Italia con la Lazio, che il Napoli scientemente guarderà dal divano.
Antonio Conte, come e più di De Laurentiis, ha fatto esercizio di realismo strategico: gettando nel panico proprio quell’interismo finto equidistante che da ieri sera parla di unico impegno settimanale con il terrore agli occhi. Molti dei nostri non l’hanno capito. E stanno facendo la parte, mi perdonerete, dei fiancheggiatori inconsapevoli dei loro avversari: insomma, fuori dalla perifrasi, degli utili idioti.
Antonio Conte, è vero, non ha bisogno di difensori d’ufficio. Ma a volte la critica stucchevole solletica le arringhe dalle mani.