Io sono Lautaro Martinez. Sono un uomo. Sono cristiano
Lautaro a Dazn negò la bestemmia. Chinè trova l'audio (in ritardo per la squalifica) che lo sbugiarda. Sarebbe corretto accettare il patteggiamento? No. Ma la Serie A, purtroppo, è senza dignità.
Lautaro Martinez inquadrato mentre bestemmia al termine di Juventus-Inter
E bestemmia fu. L'audio che inchioda Lautaro Martinez alla fine è finito nelle mani della procura federale. Non che ce ne fosse bisogno, le telecamere avevano infatti immortalato il capitano dell'Inter in maniera evidente, mentre lanciava imprecazioni di ogni sorta al termine della gara persa dai nerazzurri a Torino.
Il regolamento parla chiara e all'articolo 37 del Codice di Giustizia sportiva recita:
In caso di utilizzo di espressione blasfema, in occasione o durante la gara, è inflitta ai calciatori e ai tecnici, la sanzione minima della squalifica di una giornata.
Tuttavia la conditio sine qua non per far si che la bestemmia sia inequivocabile serve che a corredo delle immagini visive ci sia anche un audio, per evitare che alcune “venature del linguaggio” siano mal interpretate.
Lautaro Martinez inquadrato mentre bestemmia al termine di Juventus-Inter
In passato è già capitato di essere fermati per un turno grazie alla prova televisiva. Nel 2020 Bryan Cristante, centrocampista della Roma, fu inquadrato dalle telecamere mentre inveiva contro la “famiglia santa” dopo un autogol. In quell'occasione fu il procuratore federale a chiederne lo stop in quanto: “Il calciatore in questione è stato chiaramente inquadrato dalle riprese televisive mentre proferiva un'espressione blasfema individuabile ed udibile senza margini di ragionevole dubbio”.
Cristante non è il solo ad essere stato fermato dalla giustizia sportiva per blasfemia. La lista di colleghi è lunga e colpì anche il portiere del Frosinone Stefano Turati, in occasione del match di apertura della passata stagione proprio contro il Napoli di Rudy Garcia e Victor Osimhen, per “aver pronunciato un'espressione blasfema al 15° del primo tempo”.
Simulare si, ma mai bestemmiare
Diciamo che in un calcio dove i comportamenti antisportivi sono all'ordine del giorno e spesso, le perdite di tempo o l'accentuare i contatti per vedersi fischiare un fallo o far sanzionare un avversario, sono visti come qualità che avvantaggiano la propria squadra, la squalifica per blasfemia fa sorridere. Soprattutto in uno stato di diritto che si professa laico.
Crediamo che in una lotta così appassionata per il titolo, nessuna squadra si debba veder privare di un calciatore perché questi viene inquadrato mentre impreca in un momento di rabbia. Il problema semmai nasce quando il carnefice pretende di diventare la vittima e dare lezioni di moralità in pubblico. E' quanto successo al termine di Inter - Genoa. Una partita decisa proprio dal gol di chi, da regolamento, non avrebbe dovuto giocare. Dove Lautaro davanti alle telecamere di DAZN si è lasciato andare a queste dichiarazioni:
"A volte (quel tipo di esultanza, ndr) ti esce da dentro: quando si parla così tanto, a volte dà fastidio, io l'ho imparato negli anni a lasciare dietro tutto. Ma quando si parla male di una persona… Dopo quello che è successo dopo la Juve, con tutte le telecamere: non ho mai bestemmiato, mi dà molto fastidio. Cerco di imparare e trasmettere rispetto anche ai miei figli: non lo accetto, mi ha dato molto fastidio. Chi mi conosce sa che persona e che padre sono, sono tranquillissimo con me stesso"
Lautaro Martinez al termine di Inter - Genoa
E la dignità?
Quindi ci chiediamo se sia giusto accettare il patteggiamento con il quale il calciatore può chiudere la querelle dopo aver negato davanti alle telecamere, anche in maniera infastidita. Insomma Lautaro, anche di fronte all'evidenza delle immagini, si è voluto prendere gioco di tifosi e semplici spettatori e la passerà liscia? Ma chi governa il calcio in Italia ce l'ha una coscienza? Ce l'ha una dignità?