Carbone: "Il punto sui trasporti a Napoli: a giorni apre Centro Direzionale"

L'edizione odierna del Mattino ha intervistato Paolo Carbone, presidente della metropolitana di Napoli: potrete leggere l'intervista qui, su Napoli Netowork.
Paolo Carbone, presidente di Metropolitana di Napoli Spa, la realizzazione della metro è all’ultimo miglio. Dietro l’angolo c’è l’apertura della stazione Centro Direzionale, quali saranno i tempi?
«Si è vero, ormai ci siamo, Centro Direzionale è tecnicamente terminata nei tempi che avevamo concordato con l’amministrazione comunale. Ora stiamo facendo le corse contro il tempo per cercare di fornire tutto il supporto necessario per agevolare i collaudi dell’Ansfisa che renderà effettivamente fruibile la stazione ai cittadini napoletani, speriamo il prima possibile».
E quali i tempi per la successiva stazione Tribunale?
«Siamo in dirittura d’arrivo. Certamente, una volta aperta al pubblico la stazione di Centro Direzionale, saranno necessari - grosso modo - sei mesi perché anche la stazione Tribunale possa essere messa a disposizione della cittadinanza, rendendo ancora più fruibile l’area degli uffici giudiziari che movimenta, comunque, tanti cittadini».
La chiusura dell'anello passa per Poggioreale. Quanto ha pesato lo stop per i crolli nel cimitero?
«Senza dubbio tantissimo. Ma il vero problema non è stato tanto il primo stop relativo al cimitero, ma la tempistica del secondo relativo ad un incidente mortale su un cantiere operato da un appaltatore. Tale incidente si è verificato poco dopo il dissequestro del cantiere connesso al primo incidente ed ha determinato un secondo sequestro giudiziario. Ciò, non solo non ha consentito la ripresa dei lavori, ma ha anche ulteriormente ritardato la possibilità - nelle more della sistemazione del tunnel maggiormente coinvolto nella venuta d’acqua di gennaio 2022 - di terminare la seconda canna, così da poter aprire una navetta diretta a Capodichino, bypassando la stazione di Poggioreale, ma completando comunque la linea».
Metropolitana di Napoli è intervenuta, economicamente, per il recupero delle salme, e si occuperà delle ricostruzioni. Quali sono i tempi? E quanta la spesa?
«Sì è vero, in vista della situazione emergenziale e d’accordo con il Comune ed i Vigili del Fuoco, Metropolitana di Napoli ha operato importanti opere di ripascimento ed ha realizzato una struttura per risolvere la questione delle salme mettendo in sicurezza l’area ed i manufatti, inoltre ha svolto un ruolo di anticipazione finanziaria, al posto del Comune, in attesa di conoscere a chi vadano attribuite le responsabilità dell’incidente. Terminata la fase emergenziale, tutt’ora Metropolitana di Napoli ha sempre manifestato la disponibilità a sottoscrivere nuovi accordi».

Il momento che i napoletani attendono è quello dell’arrivo a Capodichino. Il timetable verrà rispettato e riuscirete a consegnarla entro il 2026?
«La risposta dipende proprio dall’ultimazione della stazione Poggioreale. Fino a quando non sarà possibile definire una data di ultimazione dell’opera non sarà facile individuare una data finale. Come si è detto, gli imprevisti occorsi hanno rallentato i lavori oltre l’immaginabile. Il nostro obiettivo, se sarà possibile, resta - però - quello di provare a connettere Capodichino attraverso un collegamento a navetta che in una prima fase non si fermi a Poggioreale».
La tratta successiva per la chiusura dell’anello è in capo ad Eav. Quale sarà il vostro ruolo dopo la consegna di Capodichino?
«Al momento c’è il prolungamento della linea 6 cui abbiamo fin qui contribuito con la realizzazione delle opere civili di tutte e sei le stazione inaugurate a luglio scorso; tutte realizzate dalle nostre imprese, tra cui la celebrata stazione di Chiaia. È di questi giorni il prestigioso riconoscimento ottenuto al “Prix Versailles” 2024. Ne sono molto fiero, non solo, perché non è il primo che la società che presiedo porta alla città, ma anche, perché con questo riconoscimento si premia principalmente l’opera svolta dalla Metropolitana di Napoli: dal momento che l’ideazione, il coordinamento delle attività di progettazione, nonché i rapporti con gli archi star sono sempre stati sviluppati dalla nostra struttura. Si, premiano, inoltre, le imprese che hanno materialmente e con maestria realizzato l’opera».
La macchina della realizzazione materiale della Metropolitana è estremamente complessa. Quante sono le ditte attualmente all’opera? E quante maestranze?
«La concessionaria attualmente gestisce, coordinando le attività di progettazione ed amministrative, sei contratti di affidamento verso imprese socie e tre contratti di affidamento attraverso gare ad evidenza pubblica, per un importo complessivo di circa 1,15 miliardi di euro. Ha, inoltre, in corso procedure di affidamento attraverso gare ad evidenza pubblica per 275 milioni di euro. Ciò determina un rilevante numero di imprese coinvolte nella realizzazione dell’opera, sia attraverso esecuzione diretta che attraverso lo strumento del subappalto, con un indotto estremamente significativo per Napoli».
La domanda sulle maestranze è prodromica a quella sulla tenacia e, spesso, sull’orgoglio dei singoli operai che lavorano alla Metro: si sentono fieri di partecipare a un’opera così importante: le capita di incontrare gli operai? Cosa le dicono? E lei cosa dice loro?
«In tutte le visite ai cantieri la partecipazione delle maestranze è emozionante. Traspare il senso di appartenenza e la consapevolezza che si sta realizzando un’opera unica a beneficio della città. Io, per natura, sono sempre felice di conoscere le opinioni di tutti quelli che contribuiscono al funzionamento di una grande macchina come è quella rappresentata dalla nostra struttura. Le loro testimonianze e gli insegnamenti tratti dalle loro esperienze sono sempre assai importanti, così come la loro dedizione all’opera”.
C’è stato un momento in questi quasi tre anni di presidenza in cui ha pensato: chi me lo ha fatto fare?
«Sinceramente la sfida si è dimostrata assai complessa e l’impegno più intenso del previsto, anche perché, oltre alle attività ordinarie, la relazione tra i vari operatori del settore non si presenta mai facile. Per di più, il passaggio tra la precedente amministrazione comunale e la nuova ha lasciato alcune cicatrici che stiamo tentando di rimarginare con fatica, ma anche con la collaborazione della amministrazione attuale. Ciò nonostante, non ho mai avuto dubbi. Per me che sono napoletano di nascita e di formazione, ma che mi sono fatto le ossa fuori Napoli e fuori Italia, tornare a Napoli e poter dare un contributo fattivo alla mia città è una gioia incommensurabile: ciò giustifica l’entusiasmo, l’orgoglio e l’ottimismo che mi contraddistinguono, così come la voglia di non mollare mai, lavorando, per quanto possibile, sotto il livello dei radar affinché ogni cosa si incastri nel modo migliore possibile».
Qual è stato il giorno più difficile della sua presidenza? E quale quello più felice?
«I giorni più difficili sicuramente due: quello del secondo incidente di Poggioreale e quello della recente scomparsa di una delle presenze di maggior peso all’interno della nostra organizzazione. Dolori diversi, ma che sicuramente resteranno impressi in questo triennio. Il più felice sarà sempre domani, migliorando i tanti giorni felici già vissuti».